The Book of the New Words
also.known.as. (Simone Corso / Jovana Malinarić)
Sviluppato a partire dal testo teatrale di Simone Corso premiato con la Segnalazione RomaEuropa al Premio Hystrio Scritture di Scena 2022, The Book of the New Words mette in relazione performer e collaboratori provenienti da Italia, Serbia, Bosnia Erzegovina, Siria e Croazia in una ricerca scenica che intreccia documento, reenactment e sperimentazione linguistica. Il progetto prende avvio da una domanda d’indagine che macrodrammaturgicamente interroga il linguaggio, la società e la rappresentazione: quando inizia davvero una guerra? Questa diventa un dispositivo che esplora il modo in cui costruiamo la presenza dell’altro nella nostra coscienza con i rudimenti del linguaggio e della cultura che riceviamo in eredità. Il conflitto, sotto questa lente, emerge come la materia che informa significati, percezioni e possibilità del reale.
Home Atlas
Sofia Longhini
Home Atlas esplora il concetto di casa come spazio fisico, emotivo e simbolico, interrogandosi su cosa significhi oggi appartenere a un luogo in un mondo segnato da mobilità, migrazione e ridefinizione dei confini.
Muovendosi tra ricerca teorica, pratiche partecipative e ascolto dei territori ospitanti, il progetto intende affrontare il conflitto da una prospettiva laterale e intima. Piuttosto che concentrarsi sulle grandi strutture geopolitiche, la ricerca osserva le micro-fratture dell’esperienza quotidiana: il rapporto tra memoria e oggetti, tra lingua e appartenenza, tra presenza e distanza.
Attraverso interviste, laboratori e pratiche performative condivise con performer e comunità locali, Home Atlas costruisce una mappa collettiva e transnazionale dell’idea di casa, intesa come esperienza fragile, mobile e continuamente rinegoziata.
Procedures for a Functional World
Paolo Costantini / Alice Rugai
Procedures for a Functional World si concentra sulla nozione di post-conflitto come condizione in cui la violenza smette di apparire esplicitamente pur continuando a organizzare il reale attraverso procedure, linguaggi amministrativi e pratiche di normalizzazione.
Il progetto indaga il modo in cui il conflitto sopravvive dentro la quotidianità sotto forma di formule burocratiche, classificazioni, rituali linguistici e dispositivi istituzionali che permettono alla società di continuare a funzionare.
Attraverso raccolte di testimonianze, conversazioni site-specific e pratiche di collage linguistico, la ricerca espone i meccanismi attraverso cui la pacificazione può trasformarsi in assorbimento silenzioso del trauma e della violenza.
Nel dispositivo performativo, il linguaggio amministrativo e manipolatorio viene progressivamente spostato, reiterato e ricontestualizzato fino a rivelare il proprio carattere assurdo e paradossale, mettendo in tensione i processi contemporanei di normalizzazione.
Una drammaturgia condivisa
Pur partendo da prospettive molto differenti, i tre progetti selezionati sembrano disegnare una traiettoria comune attorno a una domanda implicita che, mutuando dalla prassi teatrale il suo excursus, si propone quale chiave di indagine del contemporaneo: è il conflitto a organizzare il reale?
Partendo dalla domanda d'indagine che The Book of the New Words prende come lente d'indagine — quando inizia davvero una guerra? — il progetto muove la sua ricerca guardando al conflitto non come evento esplosivo, ma attenzionando i processi linguistici, percettivi e relazionali che lo precedono. La guerra emerge così non come una frattura improvvisa, ma come qualcosa che si insinua progressivamente nelle parole, nello sguardo sull'altro, nelle possibilità stesse del dialogo.
Da questa soglia, Home Atlas restringe ulteriormente il campo d'indagine e attraversa il conflitto a partire dallo spazio intimo della casa. L'esperienza dell'abitare — e quindi del lasciare e del ritornare — diventa una lente laterale attraverso cui osservare le tensioni contemporanee legate alla famiglia, all'identità, alla migrazione, all'appartenenza e alla ridefinizione dei confini.
Infine, Procedures for a Functional World sposta lo sguardo sul momento successivo, interrogando ciò che accade quando il conflitto smette di essere percepito come tale pur continuando a produrre effetti. La violenza viene allora riassorbita all'interno di procedure amministrative, linguaggi istituzionali e dispositivi simbolici che permettono al sistema sociale di continuare a funzionare, trasformando il post-conflitto in una condizione di normalizzazione diffusa.
In questo senso, i tre progetti compongono una drammaturgia condivisa che attraversa differenti stadi del conflitto contemporaneo: la sua emersione percettiva e linguistica, la sua sedimentazione nell'esperienza intima e quotidiana, fino alla sua incorporazione nei quadri normativi e simbolici che regolano la vita collettiva.
Conflict Across si configura così come uno spazio internazionale di ricerca condivisa in cui il teatro si propone come luogo di attraversamento critico del reale: un dispositivo capace di mettere in relazione esperienze, geografie, lingue e immaginari differenti senza ridurre la complessità delle fratture che abitano il presente.